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Veroli – Presa di mira la stele di Fraja : «Caro alcolista anonimo a mio fratello la birra non piaceva»

di Alberto Fraja

Caro inqualificabile grullo che ogni notte che manda Nostro Signore, dopo averle avidamente scolate fino all’ultima stilla, abbandoni ora una, ora due, ora non so quante bottiglie di birra ai piedi della stele dedicata a mio fratello Bruno scomparso 8 anni fa: io non considero il tuo un crimen lesae maiestatis. Bruno non era né un santo né un eroe. Non è stato a capo dei Mille né ha compiuto miracoli (almeno fino ad ora). Era solo una persona onesta, leale e buona. Né condanno la scorretta pratica cui serotinamente indugi (nulla ti costerrebbe gettare quel vetro nel contenitore apposito che sta lì a un dipresso. Ma evidentemente nessuno mai ti ha insegnato a rispettare l’ambiente).
No. Io depreco il tuo comportamento perché esso suona fortissimamente offensivo nei confronti di quelli che erano i gusti di mio fratello il quale, da diligente ed orgoglioso figlio di Enotria, alla crucca e insipida bevanda color dell’urina, preferiva di gran lunga l’italianissimo vino, quel formidabile nettare che il Galilei riteneva essere composto di umore e di luce.
Ma tu queste cose, fino a oggi, non potevi saperle. Bene, ora le sai. E se proprio non ti riesce di trovare un altro luogo dove andare a manifestare il tuo urticante mal di vivere, procura almeno di annebbiarti la mente scolandoti un bel litrozzo di Lambrusco o, meglio ancora, di Chianti. Poi lascia pure il fiasco al solito posto.
Perché, caro il mio alcolista anonimo, nel vino c’è saggezza mentre nella tua testa io scorgo solo paglia.

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