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San Giovanni Incarico – Il Sindaco non paga e diffida

In ballo ci sono circa 150.000 euro che il Comune di San Giovanni Incarico deve pagare ai 70 lavoratori con contratto di prestazione occasionale assunti dall’ente ad inizio 2017. A partire da luglio, però, il sindaco Paolo Fallone (in carica dal 12 giugno scorso) ha dichiarato che quei contratti – utilizzati fino a quel momento e per i quali fino ad allora l’ente aveva pagato il corrispettivo ai lavoratori – sono nulli e non sanabili, per cui il Municipio non avrebbe pagato più un centesimo. Fallone, però, non è una ‘verginella’ dell’amministrazione sangiovannese, non fosse altro che per il fatto di aver rivestito nella precedente consiliatura – che quei contratti ha voluto – il ruolo di assessore e vicesindaco, senza porre, allora, alcuna questione sulla vicenda.  Ora, dopo le piroette e i ripensamenti in campagna elettorale che hanno portato Fallone a contrapporsi agli ex alleati, qualcosa deve essere cambiato.  Ad ogni modo, il sindaco Fallone ha incontrato a più riprese i lavoratori interessati, che hanno operato nell’assistenza domiciliare e nella manutenzione e che avanzerebbero dal Comune alcune migliaia di euro a testa. Incontri chiusi con promesse di cercare una soluzione al problema rappresentato da quei contratti. Promesse rimaste solo tali, tanto che, a inizio settembre, una trentina di lavoratori si sono rivolti a un legale per avere i soldi a cui hanno diritto, avendo comunque lavorato per il Comune.  E’ stato a quel punto che il primo cittadino ha deciso di “diffidare” i lavoratori ad avviare azioni giudiziarie contro l’ente municipale. Lo ha fatto con una nota affissa anche all’albo pretorio e attirandosi le ire dell’opposizione.  «L’articolo 24 della Costituzione – ha detto il consigliere Roberto Toti – statuisce un principio fondamentale e inviolabile: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri Diritti ed interessi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Nella lettera inviata i contrattisti – ha proseguito Toti – il sindaco Fallone ha diffidato tutti i lavoratori “a desistere dal promuovere azione giudiziaria per il recupero del residuo importo non ancora percepito…” e ancora “a non intraprendere alcuna azione giudiziaria…”! E’ questo un caso, forse unico in Italia e nel Mondo!».
Toti evidenzia come: «Anche se tutti i contratti fossero nulli, comunque i contrattisti hanno lavorato per il Comune, e quindi devono, per legge, essere pagati». Di quella spesa – aggiungiamo noi – saranno chiamati a rispondere, eventualmente, gli amministratori e i dirigenti che quei contratti (ammesso che siano illegittimi) hanno promosso e autorizzato.
«Alcuni lavoratori  – ricorda il consigliere Toti – , non avendo ricevuto nulla, nemmeno una semplice risposta alle lettere inviate al sindaco -, hanno chiesto tramite un avvocato le loro retribuzioni. Il sindaco Fallone, avuta conoscenza che i lavoratori si erano rivolti a un avvocato, li ha diffidati! La diffida nei confronti dei lavoratori è, a mio parere, un atto eticamente scorretto. I lavoratori hanno tutti i diritti di agire in giudizio». Perché una cosa è l’eventuale nullità di quei contratti (che, ad ogni modo, deve essere dichiarata sempre da un giudice); una cosa diversa è il diritto ad essere pagati per il lavoro comunque svolto.

Cesidio Vano

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