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Frosinone – Il Tar dice sì alla fusione. Bocciata la delibera dei sindaci contro l’accorpamento di Acea Ato2 e Acea Ato5

Via libera dal Tar alla fusione tra le due società Acea Ato2 Spa, che gestisce il servizio idrico su Roma e Acea Ato5 Spa, che gestisce il servizio in provincia di Frosinone.  Ieri, infatti, il Tar dal Lazio, sezione di Latina, sciogliendo la riserva assunta dopo l’udienza dello scorso 22 giugno, ha annullato la delibera n.1/2016 con cui, il 18 febbraio di due anni fa, l’Assemblea dei sindaci dell’Ambito territoriale di Frosinone aveva espresso parere contrario all’operazione societaria di accorpamento, che prevede, in sostanza, la fusione di Acea Ato5 spa, per incorporazione, in Acea Ato2 Spa.  Insomma, la società romana acquisirebbe la gestione del servizio idrico anche in Ciociaria, fagocitando la società-sorella (entrambe sono possedute al 98% da Acea Spa), nel rispetto delle norme che regolano tali operazioni.
I sindaci avevano votato contro la modifica del soggetto gestore avanzando diversi dubbi e dichiarandosi infine impossibilitati a valutare a pieno l’operazione poiché, nonostante le richieste, Acea non aveva fornito copia del progetto di fusione.  Per Acea, infatti, a norma dell’articolo 29 della Convenzione che regolamneta l’appalto, ai sindaci spettava pronunciarsi esclusivamente tenendo conto del permanere – con il cambio di gestore – delle garanzie di carattere tecnico, economico e finanziario, e delle caratteristiche legate alla proprietà del gestore.  L’Assemblea dei sindaci aveva invece sollevato anche altre questioni legate agli obblighi che investivano i singoli soci delle due Spa. Il Giudice ha risolto la questione interpretando sistematicamente il senso di quanto dettato dall’art. 29 nel complessivo contesto della Convenzione. «Ne discende che, in applicazione di detto canone interpretativo  – scrivono i togati amministrativi – , il significato del suindicato rinvio alle prescrizioni contenute nel bando non può che far riferimento proprio alle garanzie tecniche, finanziarie etc. ed alla natura della proprietà, dovendosi ritenere che solo tali parametri chiaramente scanditi dal comma 1 dovevano essere utilizzati dall’Autorità d’ambito in sede di valutazione del rilascio del benestare». Inoltre il Tar ha evidenziato come, in base alle norme civilistiche e alla giurisprudenza: «per effetto dell’unificazione soggettiva e patrimoniale delle diverse società, il soggetto risultante dalla fusione finisce per assumere i diritti e gli obblighi di tutte le società partecipanti (…), di modo che, in capo a questo, proseguono tutti i rapporti con i terzi sorti anteriormente alla modifica della struttura societaria e per i quali non vi sia stata definizione». Quindi: «La prospettazione della resistente di fondare il diniego di benestare alla asserita mancata dimostrazione del mantenimento degli obblighi appare al collegio alquanto riduttiva, tenuto conto della surrichimata normativa di rifermento come intrepretata dalla giurisprudenza anche amministrativa che, come evidenziato, impone il subentro dell’incorporante nelle obbligazione dell’incorporata».
Il Tar ha quindi annullato la delibera contraria alla fusione e ha condannato l’Ambito territoriale al pagamento delle spese di giudizio liquidate in 5.000 euro oltre oneri di legge.

Cesidio Vano

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