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Arce – Delitto Mollicone, la perizia: «Massacrata di botte»

Chi l’ha uccisa, lo ha fatto in maniera spietata. Lei, probabilmente, ha anche cercato di difendersi. Ma non c’è stato nulla da fare.
Serena Mollicone, prima di morire, ha subìto un consistente trauma cranico che «ha provocato lesioni nella porzione laterale del capo e della faccia e che ha coinvolto prevalentemente l’arcata zigomatica e l’occhio sinistro». Tanto da farle perdere i sensi. La dinamica dell’omicidio della studentessa di Arce, per il perito della procura, è chiara. La ragazza è stata picchiata selvaggiamente. Non solo con un pugno ma anche con colpi al ginocchio, al gluteo e al collo. E poi afferrata e scaraventata a terra.
Serena, poco prima, era arrivata nella caserma dei carabinieri. Ed è proprio lì che potrebbe aver incontrato chi l’ha mandata al Creatore. Tutto sarebbe avvenuto dopo una discussione, in un appartamento in disuso, degenerata al punto da indurre chi era presente a massacrarla. Successivamente è stata trasportata in un bosco e il corpo lasciato in balia delle formiche. «Che le hanno leso la cute quando ancora era viva». Nel registro degli indagati sono finiti Franco Mottola, maresciallo dei carabinieri, la moglie e il figlio Marco, tutti difesi dall’avvocato Francesco Germani. Loro, però, continuano a dichiararsi estranei alla vicenda. Ora i risultati degli ultimi accertamenti sono all’esame del procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele e del sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo. La relazione del medico legale è arrivata dopo la richiesta di rogatoria internazionale avanzata a settembre per ascoltare possibili testimoni. Il corpo di Serena, quindi, è stato riesumato alla fine di marzo 2016 e, pertanto, trasferito a Milano nell’istituto di medicina legale per consentire i nuovi accertamenti.
«L’attenta pulitura del cranio – fa notare nella sua relazione la dottoressa Cristina Cattaneo – ha rilevato» la rottura «con frattura composta in tre parti dell’arcata zigomatica». Il quadro generale, stando alla consulenza, è tipico dell’urto «contro una superfice piana e ampia». Sgomberando così il campo dall’ipotesi che le stesse lesioni possano essere state provocate da «dinamiche accidentali, quali una caduta a terra da una posizione in piedi». La pista più accreditata è, quindi, quella che l’assassino l’abbia fatta sbattere violentemente contro la porta. «A questo fine – argomenta – sono state effettuate indagini specifiche sia sulla rottura della porta, sia sul capo». La conclusione della Cattaneo è stata che «la lesione alla porta è stata prodotta da un oggetto simile al versante sinistro del cranio e dallo stesso cranio» della Mollicone. E non da un pugno, così come sostenuto dai Mottola.
La morte, sempre secondo il perito, non è però riconducibile a tale trauma. Lo stesso, infatti, avrebbe prodotto solamente una perdita di coscienza. Il decesso è da attribuire alla «chiusura delle vie aeree con il nastro adesivo, possibilmente anche insieme al sacchetto di plastica intorno al capo. Tutto ciò – evidenzia ancora la Cattaneo – ha provocato l’arresto delle funzioni vitali per asfissia meccanica. E’ ragionevole pensare – prosegue – che prima di essere coperto con il sacchetto di plastica, il volto sia stato esposto per un periodo di tempo sufficiente perché le mosche deponessero le uova. Solo dopo questa esposizione il capo sarebbe stato coperto». Al microscopio sono finite anche le formazioni pelifere della donna, soprattutto per chiarire un’eventuale violenza sessuale. Sotto tale profilo non sarebbe emerso nulla di particolarmente importante, se non un pelo diverso da quello della studentessa.
«Per quanto riguarda gli ambienti di permanenza del cadavere – aggiunge il perito – sono stati rinvenuti elementi botanici, che tuttavia sono del tutto coerenti con il bosco in cui è stata rinvenuta la ragazza. Nelle scarpe sono presenti peli di animale, compatibili con quelli dei cani e dei gatti. Le calze – ha concluso – presentano tracce di ferro, cromo, nichel e rame, mentre nei fuseau c’è lantanio, cerio e piombo. La rilevanza di tali sostanze va valutata da parte di esperti del settore». Le stesse normalmente sono riconducibili all’Irganox, un elemento presente nella patina esterna delle porte.
«A questo punto – ha affermato Guglielmo Mollicone, assistito dall’avvocato Dario De Santis – mi aspetto che si arrivi presto a una svolta per sapere chi ha ucciso mia figlia».

Gianluca Trento

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