Alatri – Omicidio Morganti, parola alla Corte Suprema

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** FILE ** A judge's robe lies in Milan's High Court in this undated file photo. A national magistrates' strike is taking place Tuesday, May 25, 2004, to protest against the governments' reforms of the judicial order. (AP Photo/Giuseppe Aresu)

Saranno i giudici della Corte Suprema di Cassazione a decidere le sorti del processo (dando per scontato, per essere corretti nell’ambito delle procedure del Codice Penale e dell’applicazione della Legge, che si faccia un processo).

Questo il risultato dell’udienza che si è tenuta davanti al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante, per l’omicidio di Emanuele Morganti. Come da programma ieri tutto è iniziato di primo mattino. In un tribunale dove erano state predisposte particolari misure di sicurezza. Un cordone è stato organizzato per evitare a chiunque di avvicinarsi all’aula dove, per primi, si sono presentati due dei quattro imputati rinchiusi in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi: Franco Castagnacci (difeso dall’avvocato Marilena Colagiacomo) e Michel Fortuna (difeso dagli avvocati Giosuè Naso e Christian Alviani).

Gli altri due imputati, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, non si sono presentati. Per loro c’erano gli avvocati Angelo Bucci, Massimiliano Carbone. Gli avvocati di Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna hanno avanzato una richiesta del trasferimento del processo, con conseguente istanza di remissione degli atti ai giudici della Corte di Cassazione. Richiesta, bene specificarlo, non avanzata dall’avvocato Colagiacomo per il suo assistito Franco Castagnacci e che si è rimesso alla decisione della Corte. Ferma opposizione sulla richiesta di trasferimento sia da parte della Procura della Repubblica (che ha chiesto il rinvio a giudizio degli indagati), sia dell’avvocato Enrico Pavia, che si costituirà parte civile per conto della famiglia Morganti. Ma perché la richiesta di remissione? Di fatto, secondo i legali, la necessità del trasferimento del processo è legata al pericolo di possibili alterazioni. In pratica non ci sarebbe una situazione ambientale ideale per entrare nel merito processuale di una vicenda tanto dolorosa quanto grave. Ci sarebbe il forte timore, secondo i legali, di possibili condizionamenti della serenità di valutazione e giudizio (in caso di processo in Corte di Assise) dei giudici popolari e dei testimoni.

Per una vicenda sulla quale c’è la pesante attesa e aspettativa di un intero territorio che vuole sapere, al di là di ogni ragionevole dubbio, chi ha provocato la morte del povero Emanuele. La risposta si avrà entro il prossimo mese. Ma è anche ragionevole pensare che l’istanza corra il forte rischio di essere rigettata. Perché? In assenza di prove dirette e concrete del possibile pericolo di un condizionamento, trasferire il tutto significherebbe sostenere (da parte dei giudici della Corte Suprema) una eventuale inadeguatezza dei giudici togati frusinati. Ecco perché è lecito credere, non ce ne vogliamo gli avvocati che ne hanno fatto richiesta, che l’istanza potrebbe non avere un buon esito.

Che tutto tornerà davanti al Gup di Frosinone per capire quale delle tre strade possa essere percorsa: proscioglimento, svolgimento del rito abbreviato (ma su questo i legali degli indagati ancora non si sono espressi su eventuali richieste mantenendo riservate le strategie difensive) o celebrazione del processo con rito ordinario davanti ai giudici togati e popolari della Corte d’Assise di Frosinone.

Marco Dandini