Cultura – Il teatro di Giuseppe Pambieri

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Pirandello attraverso la sua vita e le sue opere fatto rivivere da un attore straordinario,
Giuseppe Pambieri che non lascia spazio ad atteggiamenti narcisistici per concentrare la
sua recitazione al testo scritto da Giuseppe Argirò.

Un teatro di parola, un monologo che parte dalla prima dis-educazione scolastica con l’istitutore (altissimo, secco e poverissimo) per proseguire con il trasferimento a Roma, l’educazione sessuale impartita dalla “donna di casa”, il primo amore deluso con la ragazza in vacanza nel balcone di fronte, costretta al ritorno a casa, la cacciata dall’Università per aver insultato un docente prepotente, la vita a Bonn dove le donne sono più libere e disponibili. E dove Pirandello conosce Jenny Schulz-Lander, prima di sposare la figlia del socio di suo padre nella conduzione della solfatara, Maria Antonietta Portolano che, nel 1919 sarà ricoverata in ospedale psichiatrico. Una recitazione che ci mostra la vita del primo novecento, con qualche frase in siciliano, la nascita di Pirandello a Cavuso, detto Caos, vicino a Porto Empedocle, con un padre garibaldino dai rapporti difficili, la madre, Caterina, sorella di un altro garibaldino, Rocco Ricci Gramitto, figlio di un esponenti di spicco della rivoluzione siciliana del 1848-49 e, escluso dall’amnistia al ritorno del Borbone, fuggito in esilio a Malta dove era morto un anno dopo, nel 1850, a soli 46 anni. Parte da qui la rivisitazione del teatro del Premio Nobel siciliano.

Giuseppe Pambieri sulla scena fa rivivere i personaggi di Pirandello recitando brani accostati con sapienza delle opere più note, raccontando di un matrimonio con una donna che può mettere in moto le tre corde della nostra mente, e guai se parte la corda pazza; per passare al piccolo fiore vermiglio che la donna scura ha lasciato sul labbro, promettendo di ripassare tra qualche mese; e ancora al racconto dell’uomo che ha avuto una figlia fuori dal matrimonio, e che la ritrova in una casa di piacere, che la spoglia approfittando di lei fino alla disperazione della madre che urla: E’ tua figlia! Un testo drammatico attraverso il Fu Mattia Pascal, l’Uomo dal Fiore in Bocca, i Sei Personaggi in cerca d’autore che, nel 1934, fecero vincere a Pirandello il premio Nobel. E ancora il racconto della compagnia teatrale con Ruggero Ruggeri e Marta Abba, il suo amore platonico, e il figlio Stefano, ferito durante la guerra. Infine la morte nel 1936, cremato per suo desiderio, con funerale senza amici, nudo, con carro di infima classe, cavallo cocchiere e basta, secondo il suo testamento rispettato da tutti.

Un viaggio attraverso l’amore, la follia, la morte rappresentati con abilità da Pambieri, uno dei più grandi attori del teatro italiano che ha riscosso applausi a non finire nella Sala della Ragione del Comune di Anagni, affollata fino all’inverosimile, con le pareti tappezzate dai quadri della Biennale d’Arte Contemporanea 2018. Uno spettacolo intitolato “Cento – mila, uno, nessuno”, parafrasando Pirtandello, una rappresentazione regalata, come ha detto Damiana Leone, da Officina Culturale della Regione Lazio Casa d’Arte, l’unica rassegna di teatro contemporaneo sul territorio. Uno spettacolo da replicare per la valenza culturale e per la bravura di Giuseppe Pambieri, uno dei pochi attori capace di tenere l’attenzione del pubblico per tutto lo spettacolo , solo sul palcoscenico senza alcun attrezzo di scena e senza scenografie.

Foto di Simone Morini

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