Focus – Quegli eroi dimenticati

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di Alberto Fraja

L’8 Settembre per loro sorse con i contorni dell’incubo notturno terrifico. Di quelli cioè che non svaniscono al risveglio diffondendo una calda luce per dirla con Baudelaire.
Al contrario, il capovolgimento delle alleanze, da sodàli dei tedeschi fino a un’ora prima a nemici degli stessi l’ora dopo, li avrebbe precipitati nella tregenda, nella disperante condizione di vittime sacrificali, di capri espiatori di una sciagurata conduzione della guerra e della pace.Qui si parla del secondo conflitto mondiale e di quanto di osceno toccò in sorte ai militari italiani dopo il proclama di armistizio con il quale Pietro Badoglio, nuovo capo del governo a Mussolini detronizzato, annunciava l’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile con gli angloamericani.

La storia è nota. L’Italia reagisce come da copione, va in bambola prima, a fondo dopo. L’esercito si sfalda, il Re e Badoglio se la danno irresponsabilmente a gambe lasciando un popolo e un esercito interi in balìa degli eventi e della reazione rabbiosa degli alleati del giorno prima. Le prime colonne di soldati catturati dalla Wehrmacht nei vari fronti in cui l’Asse è impegnata a combattere, vengono avviate alle stazioni ferroviarie destinazione i lager tedeschi. Chi ci riesce butta la divisa e se ne va, in un fuggi fuggi generale verso casa. I più sfortunati no e davanti a loro si spalanca il sipario del dramma. I lager tedeschi, ecco. Sabato 2 giugno, festa della Repubblica, nei locali della Prefettura di Frosinone, ai militari italiani finiti nei terribili universi concentrazionari nazi, verrà consegnata una medaglia d’Onore alla Memoria.

L’onorificenza, concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la ritireranno i figli e i nipoti di quei compatrioti che scrissero, loro malgrado, una delle pagine più drammatiche della più recente storia patria. Un’esperienza per molti di loro fortunatamente condita di happy end . L’evento in Prefettura offrirà verosimilmente il destro alla rievocazione di episodi, di narrazioni epiche, di aneddoti, di fughe rocambolesche. Un quadro fosco dentro il quale Atropo la parca, con irridente fatalismo, decideva di recidere il filo della vita del commilitone risparmiando il tuo.  Storie di singoli destini. Come quella di Ferruccio Mazzocchi, uno dei tanti giovani in grigioverde ad aver vissuto quella drammatica avventura avendo la fortuna, un giorno, di poterla raccontare.  Mazzocchi, papà di Ermisio, storico esponente del Pd provinciale, è chiamato alle armi nel 1941. Destinazione Grecia. Parte in nave il 9 febbraio, sbarca a Durazzo e, una volta arrivato a destinazione, viene consegnato al terzo Reggimento Granatieri, dove diventerà caporalmaggiore. Combatte con eroismo. Il 10 settembre del 1943 viene arrestato dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento (Stammlager) di Fallingbostel, nella Bassa Sassonia. Sono giorni, mesi, anni di angherie, di soprusi, di sofferenze. Di fame, tanta fame (“delle patate mangiavamo anche le bucce” ricorderà Mazzocchi).  Un inferno al quale Ferruccio tuttavia, tempra di contadino a prova di ogni periglio (da Ferrara, sua città natale, a metà degli anni ’30 ha raggiunto la plaga pontina per lavorare alla sua bonifica) riesce a sopravvivere.

Il 1 agosto del 1945 finalmente torna in Italia e, insieme agli internati sopravvissuti, viene accolto e assistito nel centro di raccolta di Pescantina in provincia di Verona. Ferruccio, e questo va sottolineato, vanta una nota di merito: è considerato un soldato che durante la prigionia si è comportato in maniera impeccabile. E, cosa fondamentale, non è stato un disertore. Viene congedato il 1 ottobre del 1945. Torna a casa per ricominciare a vivere. Cercando di allontanare per sempre dalla mente quell’incubo tremendo.