Calcio – Frosinone, una notte da ricordare a lungo

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L’abbiamo ritrovata. Forse con un anno di ritardo rispetto ai meriti, ma l’abbiamo ritrovata.
La serie A e il Frosinone, binomio che solo 15 anni fa sarebbe stato ipotizzabile solo da qualche soggetto balzano, tornano a braccetto.

Nella sera di un trionfo non certo annunciato, perché tanti, troppi dubitavano e anzi ritenevano il Palermo una corazzata inaffondabile, il presidente Stirpe, che invece ci ha sempre creduto, ha chiarito che stavolta si farà di tutto per restarci. Un copione di straordinaria intensità, persino troppo ricco di patos e colpi di scena, ha avuto l’epilogo che il popolo canarino ha sempre auspicato, prima con un pizzico di spavalderia, poi in modo quasi pudico. Il risultato raggiunto alle 22,31 di sabato 16 giugno è figlio di un impegno costante e di un progetto vincente iniziato già nella scorsa stagione agonistica. Non si fanno per caso 146 punti in due campionati cadetti, non si resta per caso nei primi due posti della classifica per 84 giornate. In un contesto di realtà consolidate e di club in costante ascesa, il Frosinone ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista, mai messo in discussione.

Naturalmente tanto nella scorsa stagione che in questa ci sono stati dei momenti di difficoltà, come è assolutamente inevitabile, a ragione della lunghezza del torneo, della bontà degli organici degli avversari e di un fisiologico avvicendarsi dei momenti di forma.
La grandezza di questa squadra è stata proprio nella grande capacità di reazione e Longo, tecnico giovane e pragmatico, è stato l’emblema di questo voltar pagina senza piangersi addosso. Il Frosinone ha capito presto di avere anche quest’anno le carte in regola per competere per il massimo traguardo.  Ha affrontato con piglio battagliero le prime giornate, con l’esilio di Avellino utile a consentire di mettere a punto gli ultimi dettagli del “gioiello” Benito Stirpe e poi ha tenuto una degna velocità di crociera, condotto per mano da alcuni uomini chiave, leggi Maiello e Ciano, manco a farlo apposta autori dei due gol nella sera del trionfo. Anche chi non ha vissuto la sua miglior stagione ha saputo far gruppo, fornendo un contributo magari intermittente, ma pur sempre importante. Il Frosinone è stato più forte delle sue legittime ansie ed ha compiuto un autentico capolavoro in post-season, dopo il colpo del ko subito da Floriano, che avrebbe messo al tappeto in via definitiva anche il miglior incassatore del mondo.

Nello sport crederci è sovente il primo passo ed il club ciociaro ci ha creduto sempre in tutte le sue componenti, a dispetto di stucchevoli voci su una presunta volontà di restare tranquilli in questa categoria.  Il tentativo di ridimensionare questa grande impresa sportiva, in atto da parte degli sconfitti dell’ultimo atto, genera tristezza oltreché perplessità. La cultura dello sport ha quale valore essenziale il rispetto del risultato e la capacità di assorbire una sconfitta in modo signorile. Patron Stirpe, dopo il gol di Floriano che gelò uno stadio e un’intera città, ebbe parole di elogio per il Foggia e per la sua sportività. Ben diverso è l’atteggiamento del Palermo, che sposta le problematiche dal campo a presunti fattori ambientali, dimenticando che nella doppia sfida i meriti dei giallazzurri sono palesemente superiori a quelli dei rosanero ed il verdetto è pertanto legittimo e sacrosanto.

Il Frosinone ha diritto di esultare e di celebrare una conquista davvero storica, anche e soprattutto per le difficoltà che ha comportato. Raggiunge Empoli e Parma in una massima serie che si annuncia stellare. Stavolta avrà una “casa degna” delle avversarie di rango che di volta in volta faranno visita al club giallazzurro. Un pizzico di nostalgia del Matusa è rimasto, ma ora anche lo Stirpe ha una favola stupenda da raccontare. Racconteremo a chi non c’era di uno stadio vestito a festa, di un’ansia mista a orgoglio a  condire l’attesa. Di un ragazzo campano che addomestica un pallone con lucidità ed eleganza e lo spedisce all’incrocio dei pali, vanificando il volo di Pomini.

Racconteremo la paura di una beffa reiterata, dei fantasmi a popolare ogni angolo del rettangolo verde, di un cronometro impietoso e mai complice e poi di un urlo di gioia lungo come una notte infinita. La città impazzita di gioia festeggia un ritorno atteso due anni e gonfia il petto, orgogliosa della sua squadra di calcio. Conoscendo la capacità manageriali di patron Stirpe e dei suoi più diretti collaboratori, c’è da credere che già oggi si stia pensando al look della prossima stagione. L’avventura sarà bella e intrigante e i canarini la vivranno con un assetto plausibile e in linea con i programmi, che naturalente avranno quale obiettivo la salvezza. Il futuro è stimolante, ma ci sia concesso di goderci questo esaltante presente. La partita di ritorno, al di là del punteggio, ha mostrato una squadra di uomini veri. Messi da parte i tremori e le ansie di una stagione infinita, i giocatori frusinati hanno impiegato sul rettangolo di gioco ogni stilla di energia.

Ed è stato questo il messaggio più bello di una serata indimenticabile. Con questo atteggiamento nessun traguardo sarà mai precluso. I leoni sono tornati, pronti a scrivere altre pagine anche nel campionato più bello. Sventola la bandiera giallazzurra.

Roberto Mercaldo